L’espatrio, ovvero breve lettera di commiato dal mio amato Paese

Cara Italia,

ti scrivo per congedarmi da te. Come sai, mi sono appena trasferito a Cardiff per cominciare una nuova vita con colei che è la mia compagna da 5 anni. Spero di trovare nel Regno Unito quello che da te non sono riuscito ad avere. Spero di trovare quel senso civico che la maggior parte dei tuoi cittadini, spesso me compreso, non hanno, quella onestà che i tuoi politici e i tuoi imprenditori, tranne rare eccezioni, non hanno, quelle opportunità che ormai da tempo hai smesso di dare. E pensare che tu, più di ogni altro Paese al mondo, hai le potenzialità per essere la migliore. Hai il Sole e il vento tutto l’anno e vuoi produrre energia con le centrali nucleari e gli inceneritori, hai l’arte e i paesaggi più belli al Mondo e permetti che tutto sia cementificato e lasciato in stato di abbandono nella migliore delle ipotesi, avevi un sistema universitario e scolastico tra i migliori, ma lasci che politici incompetenti li distruggano e che le menti che a tue spese hai formato fuggano via da te facendo spesso la fortuna di chi le accoglie.
Non so se un giorno tornerò mia amata Italia, so soltanto che finché non tornerai quella di un tempo, finché non capirai che sei e quali sono le tue potenzialità, finché non ti libererai del fardello rappresentato dai politici che oggi ti governano, e non solo loro, io resterò qui. Arrivederci Italia… spero. Con affetto,

Angelo

~ di Angelo Sportelli su 26 giugno 2009.

9 Risposte to “L’espatrio, ovvero breve lettera di commiato dal mio amato Paese”

  1. Ciao, noi non ci conosciamo… ma di tanto in tanto ti ho letto condividendo spesso l’amarezza, la rabbia e lo schifo per quello che succede qui.
    Forse fai bene a emigrare, l’ho fanno in tanti e ci pensiamo in molti (io tutti i giorni) e immagino che l’avere una compagna lontana aiuti a prendere la decisione.
    Io a tutt’ora, nonostante lo schifo, non credo che andarsene sia la soluzione, anche se sempre più persone e sempre più amici lo fanno. Se quelli che “pensano”, quelli che “si incazzano”, quelli che “non si arrendono” lasciano questo paese, man mano non resterà più nessuno a cercare di cambiarlo, di farlo diventare migliore. Sicuramente è la soluzione migliore per il singolo individuo, un po’ più in là ci sono migliori condizioni di vita, migliori opportunità. Ma io sono dell’idea che i problemi si cambino combattendo da dentro e non guardandoli e criticandoli da fuori…
    Non ti dirò che fai male, fai bene anzi. E non ti dirò neppure come fanno in tanti che invidio il tuo coraggio, che è una scelta coraggiosa, perchè secondo me non lo è.
    Ti auguro tutto il meglio per la tua nuova vita (à deux) a Cardiff: un lavoro migliore, meno schifo e quant’altro si può volere…
    mi permetto un piccolo personalissimo consiglio: da Cardiff però magari evita di criticare quello che succede qua, come fanno tanti espatriati. Suona un po’ di beffa, oltre al danno.

    Fa buon viaggio.

    • Ciao Woo, come promessso ti rispondo. E’ vero, se tutte le menti pensanti andassero via, non resterebbe piu’ nessuno a lottare per cambiare le cose. Il problema e’: siamo sicuri che gli italiani sentano il bisogno, che io e te sentiamo, di cambiare le cose? Tra il 2001 e il 2006 abbiamo avuto modo di vedere quale fosse il modo di governare di Berlusconi e nel momento in cui abbiamo avuto modo di scegliere tra lui e qualcun’altro, non abbiamo avutoi dubbi: lui. Parlo del 2006, quando dopo 5 anni di leggi ad personam e sfasacio di economia e mondo del lavoro, sostanzialmente pareggio’ con Prodi e del 2008 quando stravinse contro Veltroni. Le alternative erano valide sia nel 2006 con Prodi (colui che ci ha portato in Europa e ci diede i soldi indietro) che con Veltroni nel 2008 (non vedere il Veltroni oppositore, ma il Veltroni che ha portato Roma ad essere un grande centro economico quando tutti gli altri arrancavano), ma abbiamo sempre scelto Berlusconi.
      Ad ogni modo, come gia’ ha detto Simona, io non smettero’ di lottare e di cercare di far riflettere su quel che accade piu’ persone possibile, nel mio piccolo, da qui con il mio blog. Non perche’ “gli italiani” lo meritino, ma perche lo merita l’Italia per quello che nei secoli ha rappresentato, chi ancora e nonnostante tutto cerca di fare qualcosa di buono e per le persone a me care. Non vederla come una beffa. Sarebbe una beffa se coloro che lasciano il Paese (me compreso) smettessero di parlare di esso e di dire che quello che sta succedendo e’ uno schifo totale.
      Chiudo con un piccolo appunto. Tu dici che andare via non e’ una scelta coraggiosa. Tu come definiresti l’essere pronti a lasciare i genitori, i fratelli, tutta la famiglia e gli amici per intraprendere una strada del tutto sconosciuta e senza nessuna certezza? Saluti.

  2. Ciao “woo” mi chiamo Simona e sono la compagna di Angelo. Ho appena letto il tuo commento, molto bello devo dire.
    Io ho preso la dolorosa scelta di andare via dall’Italia quasi tre anni fa. Inizialmente la mia decisione aveva meno ragioni polico-socilai, fondamentalmente avevo un grande voglia di andare all’estero per fare nuove esperienze di vita, conoscere nuove culture e arricchire il mio bagaglio culturale, cosi che sarei potuta tornare in Italia un giorno per arricchire il mio paese attraverso le esperienze fatte. Purtroppo la realta e’ mille volte peggio dell’immaginazione. Ti spiego subito perche: Io sono Biologa, mi sono laureata con 100 e lode a 23 anni e mezzo, e prima di decidere di partire feci un po di ricerche in italia per trovare lavoro, ma immediatamente mi sono trovata devanti ad una realta’ triste e miserabile. I colloqui andavano bene, ma preferivano poi scegliere raccomandati. Tu in quel caso cosa avresti fatto??? Io ero talmente tanto schifata che ho deciso di andare via. Lo UK e’ un paese che mi ha accolto senza problemi anche se la mia conoscenza della lingua era all’inizio molto scarsa, mi ha dato un lavoro ben retribuito e mi ha garantito fino ad ora un livello di vita che in Italia non avrei mai potuto fare. Io credo che la mia scelta, come di tanti altri ragazzi che stanno fuggendo giorno dopo giorno, non sia una scelta meschina, dettata solo dalla prospettiva di molti piu soldi o un benessere migliore. Avrei accettato un posto in Italia anche per meno se mi avessero garantito un lavoro, e un livello di vita decente. In Italia i Dottorandi guadagnano appena 800 euro al mese, e con uno stipendio del genere a Roma ci si arriva appena a fine mese. Qui come Dottorando guadagno molto di piu e lavoro in strutture che mi permettono di fare ricerca ad alti livelli. Ti garantisco che adattarsi in un nuovo paese, in una nuova cultura tra gente completamente diversa, senza l’appoggio della famiglia e di chi ti vuole bene non e’ cosi semplice. Non mi sento un super eroe ma nemmeno una persona meschina che e’ voluta fuggire senza combattere. Ho sempre comabattutto quando ero giu, tra manifestazioni, occupazioni e sit-in, e per quanto possa sembrare strano lo continuo a fare anche a 2400KM di distanza, attraverso i blog, e anche attraverso il voto per il quale ho tanto faticato nelle scorse elezioni Europee. Io sono una di quei tanti espatriati che criticano dall’estero. Non mi vergogno di dirlo. E lo sai perche’???? Perche sono incazzata nera, perche vedo delle cose che accadono giorno dopo giorno che stanno portando alla deriva il nostro paese. Sono incazzata nera perche riesco ad avere molte piu notizie qui nello UK che gli italiani in Italia. Sono incazzata nera perche un paese come il nostro pieno di persone intelligenti e preparate e’ scivolato in un declino irrisolvibile. Sono incazzata nera perche c’e’ tanto menefreghismo e razzismo. Sono incazzata nera perche’ non esiste piu la democrazia e che questa maledetta dittatura ha rovinato tutti.
    Dopo tre anni la mia scelta allora e’ totalmete cambiata. Ero partita che volevo fare esperienze all’estero per poi poter ritornare un giorno in patria e arricchire il mio paese. Ma ora tutto e’ cambiato, vivere qui e’ diventata un’esigenza. Lo sai perche’? Il problema non e’ partire e’ che dopo non si puo rientrare! Una volta usciti dal giro del lecchinaggio, delle raccomandazioni e delle caste non si puo rientrare piu, non c’e’ piu possibilita’ di trovare un lavoro e essere pagati allo stesso modo! e allora io mi chiedo che paese e’ il nostro nel quale cresciamo probabilmente i migliori cervelli nel mondo e poi non e’ in grado di dargli un lavoro????
    Stimo il tuo coraggio nel rimanere giu a combattere per cambiare le cose, ma non criticare noi che partiamo. Anche noi siamo dei coraggiosi, perche partiamo con il cuore in gola, con tanta tristezza e arricchiamo con la nostra italianita’ altri paesi, che ci osptitano e ci garantiscono una vita digniotosa. Ho conosciuto tantissimi Italiani a Cardiff. Tutti la pensiamo allo stesso modo. Daremmo tutto per poter rientrare ma i poteri forti del sistam sociale sono troppo difficili da combattere. Si puo combattere in tanti modi, sia fisicamente che mentalemente, Io non smettero mai di combattere, anche se uso solo l’informazione come arma per farlo. perche e’ attreverso quest’ultima che cerco di convincere molte persone, che si rifugiano in una visione errata della realta’, che si puo cambiare e che anche per noi un giorno ci sara un’alba nuova. Un paese aperto, democratico che garantisca a tutti la possibilita di lavorare. Tu non smettere mai di combattere, perche io non lo faro mai.
    Ciao
    Simona

  3. Avevo scritto un poema epico, ma poi non ero sicurissima che si capisse… :)

    Io non vi ho dato dei meschini, quando io sostengo che non c’è nulla di coraggioso nel prendere armi e bagagli e trasferirsi un po’ più in là, intendo semplicemente che quando uno prende una scelta simile, lo fa consciamente, si fa i suoi conti e sa che è quello che reputa meglio per sé. Io non so se sia più coraggioso il ricercatore che parte e va in America a godersi condizioni di ricerca e di salario migliore o quello che resta a combattere con i mulini a vento, un contratto precario e i tagli agli investimenti nelle università. Badate non c’è giudizio in questo. Ognuno ha le sue ragioni e i suoi motivi e sono sempre personali. Il coraggio per me è semplicemente altra roba.

    Ma, secondo me, se uno decide di rifarsi una vita (e i motivi sono tutti suoi) in un altro paese, non mi riesce di capire perchè debba continuare a guardare quello che lascia da fuori, e a criticarlo. E’ un tantino facile, spalare merda (scusate l’mmediatezza dell’immagine) quando si hanno i piedi ben al sicuro e lontano dagli schizzi ;) . E probabilmente Angelo ha ragione quando dice che è una battaglia inutile, cercare di cambiare le questioni da dentro, combattere dall’interno, perchè probabilmente ai nostri connazionali non interessa. In tal caso è altresì inutile commentare da fuori… Quindi perchè non castigare un po’ l’UK? Non che sia un paese di santi, neanche quello…

    Ad ogni modo, io non intendo dare giudizi nè su di voi nè su altri (e tra gli altri i tanti amici e non solo) che si rifanno una vita fuori… non prendetela in questo senso. magari tra qualche mese mi unirò anche io allo stuolo dei migranti, ma questa è un’altra (lunga) storia.

    Davvero, buona vita a Cardiff

    Alice

    • Dimmi se ho capito bene: secondo te chi se ne va dovrebbe guardare quello che succede in Italia e per decenza tacere. E’ corretto? Spero di no, perche sai, io in Italia ci ho lasciato la mia famiglia e tutti mi miei amici e non mi va di infischiarmene di loro. Poi, non trovi che sarebbe una beffa ancora maggiore andare via e parlare piu’ di cosa succede nel Paese in cui siamo cresciuti?
      Qui non si tratta di fare a gara a chi e’ piu’ coraggioso, se chi resta o chi se ne va. Io non mi sono mai definito coraggioso e non volgio che mi si definisca tale, o almeno solo perche’ ho lasciato tutto e tutti e sono andato via. Il vero coraggio sta nel reagire in qualche modo, nel cercare di far capire alla gente (ribadisco, sempre che voglia farlo) che il nostro Paese d’oro e’ governato da gente di merda. Se stando fuori smettessimo di parlare faremmo solo il loro gioco.

      Per quel che riguarda il castigare lo Uk non sono ancora in grado di giudicare, ma appena sara’ passato un po’ di tempo, vedrai che lo faro’ nel momento in cui vedro’ qualcosa fuori posto. Anche se la cosa avrebbe meno senso dato che li’ (al momento sono a Roma) ci pensano i giornali a fare quello che qui devono fare i blogger (leggi fanno il loro dovere). Esempio, il giorno dopo la sconfitta elettorale dei Laburisti, The Guardian, il giornale del Labour Party, ha pubblicato un articolo in cui chiedeva le dimissioni di Gordon Brown. Non mi sembra che La Repubblica o L’Unita’ o Il Riformista abbiano fatto lo stesso con Franceschini o che Il Giornale o Libero o Il Foglio abbiano chiesto a Berlusconi di dimettersi per via degli scandali recenti.

      Chiudo con un ultimo appunto. Non credere che fuori stiamo tanto lontano dagli schizzi di merda, perche’ le notizie arrivano e ogni volta che ne arriva una tocca mettersi la faccia nella cacca…

  4. Salve a tutti!
    Stavo curiosando in giro ed ho scovato questo blog. Mi ha colpito perche’ riassume gran parte delle cose che io ed altri amici, che sono emigrati dall’Italia, discutiamo con altri che invece sono rimasti in patria. Si e’ creata questa strana dicotomia tra chi parte e chi resta. Sinceramente non la capisco. In genere, l’unica vera motivazione per emigrare e’ la mancanza di Lavoro. Con Lavoro io intendo un’attivita’ non troppo lontana da quella per cui hai passato svariati anni a studiare e che ti permetta di pagare il mutuo ed avere una bella famiglia di almeno uno o due marmocchi. Io mi sarei accontentato delle 1300 euro mensili che sono la media nazionale. Mi viene da ridere mentre lo scrivo: ho un amico costruttore, semi analfabeta, inscritto alle liste di collocamento, nullatenete e nulla dichiarante fiscalmente, che ne guadagna almeno dieci volte tanto. Abbiamo fatto scelte diverse a suo tempo, e lui si e’ dimostrato piu’ in gamba di me, tutto qui. E’ anche vero che ognuno deve seguire il proprio istinto, ed il mio mi diceva che io come costruttore non sarei stato granche’. Cosi’, ho iniziato un percorso che mi ha portato diverse soddisfazioni accademiche. Poi, il nulla!! Ma il nulla davvero!! Non solo per me, ma per tutti gli amici-colleghi con cui ora discutiamo se e’ piu’ nobile partire o restare. Io sono stato relativamente fortunato: avevo diversi colleghi-amici che si sono dottorati prima di me ed ho potuto vedere cosa accade quando un PhD italiano cerca lavoro in Italia, sia in ambiti accademici che industriali. Ho visto cari amici disperati. Li ho visti presi dagli attacchi di panico. Li ho visti prendere gli psicofarmaci che lo psicanalista da cui erano in cura gli aveva prescritto. Ho visto le loro vite sbriciolarsi dopo essere stato testimone diretto di quanti sacrifici e speranze e sorrisi e ‘vedrai che ce la farai’ avevano creato per costruirle quelle vite, giorno dopo giorno.
    Tutti nei guai fino allo punta dei capelli! Alti, brutti, bassi, belli, finanza stocastica, data mining, matematica finanziaria, econometria e compagnia bella. Nessuna correlazione con il curriculum, con il lavoro fatto fino ad allora, con il carattere personale, con la disponibilita’ a farsi un mazzo cosi’ per lavorare. Welcome in the real world! Questo e’ il sistema.

    Il primo impatto e’ stato per tutti lo stesso: occhi sbarrati, respiro a tratti, rigidita’ alle gambe, una reazione tipo ‘sto sulla spiaggia a prendere il sole ed improvvisamente vedo arrivare lo tsunami e non so dove scappare per salvarmi’. Ho visto amici-colleghi agitarsi in questo marasma. Li ho visti prendere contatti con altre universita’, centri di ricerca, in Italia. Ho visto i professori ordinari con cui avevano svolto il PhD telefonare alle universita’ ed ai centri di ricerca e stroncare sul nascere questo tentativo di evadere pur restando in Italia. Normalmente ricevevi una email dal tuo contatto che ti diceva tipo ‘mi dispiace, ma ho verificato la presenza di quei fondi per quel progetto di cui parlavamo ieri. Non ci sono piu’, quindi non possiamo fare nulla. In bocca al lupo’.
    Ho visto le interviste di lavoro in Italia. Dopo una serie di 8 interviste selettive con la stessa banca, dopo che su un totale di 50 candidati, tutti allineati nella stanza ovale, siete rimasti in 3 e ti ‘dicono benvenuti nella nostra banca’, be’ la domanda e’ spontanea: ‘mi scusi se mi permetto, ma esattamente che lavoro saro’ chiamato a svolgere?’. Dopo 10 minuti di farfugliamenti incomprensibili in cui mischiavano delle parole tipo ‘derivati’ o ‘stock options’ tanto per tenerti ancora interessato, tu domandi ‘si, va bene, ma quanto e’ lo stipendio? Sa, ho il mutuo da pagare a fine mese…’ e la risposta e’ ‘be’, lo stipendio e’ il 3% del 4% del 2% elevato al quadrato i giorni pari e, badi bene quanto siamo buoni, al cubo nei giorni dispari’. Non sto scherzando!! Non sono riuscito a capirlo!! Io sono stato assunto in una banca a Roma a 30 minuti da casa e non si sa per che tipo di lavoro e quanto guadagnavo!!! Alla fine, quando chiedi di vedere il programma del master che devi frequentare prima di poter iniziare a lavorare con loro e per cui devi anche pagare, tanto per capire che tipo di lavoro presumibilmente andrai a fare, loro ricominciano con i farfugliamenti. Telefoni al tuo amico che lavora nello stesso gruppo bancario e gli chiedi di domandare internamente notizie. Master in tecniche di vendita porta a porta. Lo sapevo, ma cercavo di non crederlo. Cercavo una piccola e flebile bugia per illudermi qualche altra ora. Ci metti piu’ di un mese per trovare il coraggio di chiamarli e dirgli che non te la senti di bussare alle porte per vendere delle polizze index linked che sono una truffa sotto tutti gli aspetti. E resti senza fiato perche’ hai appena detto di no ad un lavoro. Ma quello non e’ un Lavoro per uno che a famiglia. Per un diciottenne appena diplomato, forse, che deve farsi le ossa. E sempre sotto la supervisione dei genitori: come lo sfruttamento diventa troppo elevato, papa’ se ne accorge e ti consiglia di rassegnare e andare a cercare altrove.

    Devastati da tali esperienze, con il coraggio della disperazione, si emigra. La sensazione che ti porta a farlo e’ la stessa che deve avere avuto il topolino che si era imbarcato sul Titanic, pensando che su una nave cosi’ si dovesse mangiar bene, quando ha visto l’acqua entrare nella cambusa chiusa a chiave: cerchi qualcosa, qualsiasi cosa su cui stare a galla. Un batticarne di legno? Un altro paese?
    E questa speranza ti fa stare un po’ meglio, almeno tu non devi prendere gli psicofarmaci perche’ la vedi una piccola via di uscita.

    Appena arrivato all’aeroporto di Stansted, mentre scendevo dalla scaletta dell’aereo, gruppi di ragazze in bikini mi gettavano banconote da 10 sterline sul capo, mentre Gordon Brown mi stringeva la mano dandomi il benevenuto in UK e ringraziandomi per aver scelto di lavorare con loro!!!
    Questo e’ piu’ o meno quello che pensa chi ti vede partire con un contratto a tempo indeterminato con una banca inglese. Vi dico la verita’: non e’ cosi’!!
    La selezione e’ durissima. Prima il tuo curriculum viene soppesato dall’ agenzia di recruitment alla quale lo hai inviato senza avere la minima idea di chi essi siano: recruiter o truffatori che vogliono rubarti i dati e l’identita’ per i loro affari? Non lo puoi sapere, quindi rischi. Coraggioso? No. Disperato. Rischi e basta! Se pensano che sei un buon affare per loro, ti richiamano e ti fanno la prima intervista. Al telefono. In inglese. Tu speri che la ricezione sia abbastanza buona da permetterti di capire almeno l’80% del discorso. Tu speri che il tizio non abbia un forte accento locale. Se va tutto bene, ti invia un po’ di posizioni di lavoro aperte dalle aziende. Questo e’ abbastanza per farti passare una giornata alla grande. La societa’ che assume, se gli piace il curriculum, contatta il recruiter e fissa una intervista per telefono. Piuttosto generica, niente di particolare. Dopo di che, ci sono da una a due interviste altamente tecniche, con ingegnieri e statistici e matematici e informatici, in cui ti massacrano di domande ed alle quali devi rispondere. Se passi anche questa, c’e’ la ‘face to face’: vai in UK e ti fai mettere sotto torchio per circa 3-4 ore da almeno 3 persone diverse. Dopo di che, rientri in Italia ed aspetti circa una settinama. Puo’ essere andata benissimo e, visto che un tizio dalla Cina, o dall’India, o dalla Francia o dalla Germania e cosi’ via, ha fatto meglio di te, puoi benissimo non ottenere il Lavoro. Mi e’ successo almeno due volte. Mi chiamavano e mi dicevano che purtroppo avevano solo un posto ma che appena si liberava qualcosa di simile mi avrebbero chiamato direttamente, senza ricorrere al recruiter. Se non altro, una piccola soddisfazione morale dopo il trattamento ricevuto in Italia.
    D’altra parte la selezione e’ a livello internazionale:
    per quanto sei bravo e determinato e pronto….se in qualche parte del mondo ce n’e uno piu’ bravo di te e questo ha mandato il curriculum allo stesso recruiter, be’, nisba, nada, rien. Torni a casa devastato dopo aver ricevuto la telefonata del recruiter!
    Ma…..c’e’ un ma. I colloqui sono fatti in maniera altamente professionale. Che vuole dire?? Che dopo ogni colloquio impari qualcosa di nuovo, in particolare su quali strumenti utilizzano, quale software, per fare cosa e, molto importante, cosa vuoi fare tu da grande. Io, dopo un fenomenale colloquio con la Google di Dublino ( mi intervistarono per telefono alle 11 di sera due ingegneri da New York) ho capito che del trader non avevo proprio niente. La mia preparazione ed inclinazione personale erano piu’ adatti alla modellistica. Alla Google non mi hanno preso, un altro era piu’ bravo di me, ma trenta giorni dopo aver capito di essere un modeller avevo il mio bravo posto di lavoro in UK. Sul curriculum avevo messo ‘Non voglio lavorare come trader ma come modelling developper’.
    Fatta!!Ho il mio bravo Lavoro!!!
    A quel punto ti rendi conto che devi partire. Vai in un paese con una lingua diversa, valuta diversa, cibo diverso, tempo diverso, prese elettriche, unita’ di misura, mentalita’, lato di guida, etc etc. Sei nato di nuovo e ti muovi incerto come un bambino di 5 anni. Forse parli anche l’ inglese come un bambino di 5 anni. Non e’ incoraggiante. Hai la patente da almeno un decennio, ma qui non sai guidare, e’ tutto al contrario. Devi imparare di nuovo. Sei solo: anche una influenza puo’ metterti in grosse difficolta’.

    Hey, ma hai un lavoro!!!
    Pensi di aver risolto tutto con il tuo nuovo lavoro, ma in realta’ e’ solo l’inizio della lotta: ora devi tenertelo il lavoro. Parte la seconda fase della selezione: il probation period, il periodo di prova, di solito 6 mesi. In UK, ed in particolare a Londra, l’ambiente di lavoro e’ molto selettivo: se non rendi te ne torni a casa in un mese, che tu sia nel probation period oppure no. Se ce la fai, bene, altrimenti??? Spero di non saperlo mai!

    Dopo qualche tempo, ti rendi conto che hai fatto una certa esperienza.
    Hey!!!!Se mando il curriculum posso rientrare in Italia. Cavolo!! Preso dall’euforia, quasi lo prometto a mia figlia di 4 anni, e lei mi risponde ‘grazie papa’!!’. E’ fine agosto 2009. Metto il mio bravo pezzo di carta digitale sul sito del sole24ore e su Monster.it e poi su di un altro sito inglese, tanto per tastare il terreno anche qui.
    Dall’Italia arrivano numerose proposte ed inizio a vagliarne alcune con la mia famiglia. Rispondo ad una di queste e dopo una intervista di lavoro altamente professionale con una societa’di Milano, accetto la loro proposta. Ricevo un telegramma di congratulazioni dal Quirinale e uno dal Rettore della Sapienza di Roma e quando atterro a Ciampino la Rai mi intervista sul tema ‘ il rientro dei cervelli italiani e’ finalmente una realta’, ora, con la loro esperienza, rilanceremo la stagnante economia italiana ‘…….maledetta sveglia! Potevi suonare un po’ piu’ in la, quando dicevo a mia figlia ‘visto che papa’ mantiene le promesse??’, almeno per gustarmi un po’ il suo faccino sorridente.
    Qualche giorno dopo aver messo il curriculum sul sito inglese, mi ha chiamato una banca inglese, mi ha fatto un’offerta. Ero tentato di non accettare. Magari se aspetto ancora un mesetto qualcosa dall’Italia arriva. Aspetto? Acchiappo? La diamo un po’ di fiducia al sistema Italia? Voi che avreste fatto?

    Mi alzo dal letto, mi preparo, e raggiungo il NUOVO ufficio in Inghilterra dove lavoro ora.
    Da Agosto 2009 ad oggi, Gennaio 2010, NESSUNO mi ha chiamato dall’Italia. NADA, NISBA, RIEN, NOTHING, NINZ, ZERO, IL NULLA ASSOLUTO! Non sono ancora professionalmente pronto per lavorare in Italia oppure non ho proprio capito come si cerca lavoro in Italia. Io in UK sono un immigrato!! In Italia sono un cittadino! Dovrei avere piu’ possibilita’ li’ che qui! Adesso devo spiegarlo a mia figlia.

    Da quando ho lasciato l’Italia ho lavorato per 3 diverse compagnie: una societa’ di consulenza e due banche. Tanto lavoro e tanta esperienza. Ma come si cerca Lavoro in Italia? Io non l’ ho ancora capito. Ho un curriculum, dovrei inviarlo a qualcuno che presumibilmente ha bisogno di uno come me. Ma chi? Come? Ho fatto all’ inglese: l’ho messo sul sito italiano piu’ grande e completo e professionale. Ma non lo ha letto nessuno. Dove diavolo ho sbagliato e perche’ quando ho fatto lo stesso qui in UK e’ invece andata alla grande? Sorprendera’ sapere, a voi che siete rimasti a combattere per migliorare l’ Italia, che queste sono le domande che trivellano la testa di un senior manager italiano emigrato in UK.

    A capodanno a Roma ho incontrato i miei amici accademici, dopo non so quanto tempo che non ci vedevamo. Uno di loro, mutuo pagato per la casa a Roma, moglie a Roma, lui in Austria a insegnare, ha iniziato a polemizzare con un tizio che fa il sindacalista. Era incazzato nero!! Il sindacalista difendeva il sistema, lui lo attaccava.
    Non parlo quasi mai della situazione italiana con i colleghi-amici all’estero, preferisco sorvolare. Io sulla mia home page personale del precedente lavoro avevo messo tra le cose che non amo fare ‘non chiedetemi di parlare di Berlusconi, Noemi Letizia, e dell’ex deputato italiano Cicciolina’. Se non altro, cosi’ ho fatto ridere un po’ di gente per tutto un pomeriggio piovoso….almeno a qualcosa di utile ‘sti vip italiani son serviti.
    Ma quando siamo tra di noi, la verita’ bisogna dircela. Io non dissi nulla quella sera al sindacalista. Osservavo loro per capire me stesso. Cosa provo per l’Italia?? Be’, credo di poter dire che mi sento come quel figlio che capisce improvvisamente la dura realta’: per qualche ragione mamma non mi vuole piu’ bene….forse non me ne ha mai voluto….mi sono semplicemente illuso. Io di mamma non riesco a parlar male con i compagni di scuola e la maestra. Ma con mio fratello la verita’ ce la diciamo tutta!! Perche’ ci sono da prendere delle decisioni e con qualcuno devo pur confrontarmi.

    Finisco qui senno’ diventa troppo lunga.
    Grazie di questo spazio e scusate la lungagine. Voleva essere corta ed invece mi ha preso la mano.

    Massimo

    • Ciao Massimo,

      grazie a te per il commento-monstre XD. Scherzo. Comunque mi ha fatto molto piacere leggerlo, confrontarmi con un’esperienza molto diversa dalla mia. Un’esperienza simile alla tua (anche se senza una famiglia a cui rendere conto) l’ha vissuta la mia compagna, biologa e in cerca (ormai 3 anni fa) di un posto, fosse esso nella ricerca o nell’industria. Dopo i primi mesi di ricerca infruttuosa e colloqui in cui si vedeva sorpassata da gente, almeno accademicamente parlando, meno appetibile, abbiamo deciso che forse era il caso di separarci (fisicamente, non ci siamo lasciati) e ha postato curriculum ed e-mail su un sito specializzato. Ebbene, pochissimi giorni dopo, riceve due offerte per un PhD. Una da Heidelberg in Germania ed una qui a Cardiff. Come puoi notare, ha accettato quella di Cardiff. Io sono arrivato 3 anni dopo, con la laurea impantanata e con la speranza di dare una svolta alla mia vita. Dopo 3 mesi di ricerche infruttuose nel mio campo (elettronica), preso dalla depressione, pensando di non aver nulla da perdere e spinto da Simona e da un suo collega irlandese fan di Jamie Oliver, decido di sfruttare il mio hobby a mio vantaggio e mando curriculum e con annessa storia della mia vita (in cui specificavo di non avere alcuna esperienza professionale nel settore) a Jamie Oliver, che tu conoscerai, visto che vivi in UK. Due settimane dopo e dopo due tentativi di contattarmi andati male mi chiamano da Londra dicendomi che tre giorni dopo avrei dovuto sostenere un colloquio con l’head-chef del Jamie’s Italian di Cardiff che si sarebbe aperto da li a due mesi. Quando il colloquio e’ finito avevo un lavoro. Oggi sono pasta chef e guadagno tra il 50% e il 100% piu’ dei miei colleghi ingegneri al primo lavoro. Sarei riuscito in Italia a cambiare carriera in maniera cosi’ radicale e rapida? Non lo so. So solo che qui ne ho avuto la possibilita’, anche se sono ancora indeciso se continuare a fare lo chef e iscrivermi al college di cucina oppure continuare a fare il cuoco e intanto studiare per buttarmi nell’IT. Decidero’ tutto entro settembre. Grazie ancora per il tuo commento e buon lavoro =).

  5. Ciao pure io mi sono appena trasferito a Cardiff e sono in cerca di un lavoretto. Sai che al jamie’s ho lasciato il mio CV proprio ieri? Mi è piaciuto subito appena entrato, il personale mi ha accolto in modo sorridente e simpatico e ho subito pensato che si respira una bella atmosfera lavorativa. In ogni caso sono d’accordo con l’emigrazione in questo momento! Ne parlano tutti! Tutti i miei compagni di università volevano scappare all’estero e parecchi l’hanno gia fatto trovando presto un lavoro chemagari non era quello per cui avevano studiato, ma era un buon lavoro.
    In Uk parlando con alttri emigranti ho notato subito che lo stato aiuta molto i giovani a livello finanziario per formarsi ed inserirsi nel mondo del lavoro. E se non guadagni abbastanza: housing benefits, e fino all’80% dell’affitto te lo paga lo stato! Assurdo! non ci sono proprio abituato!:-)
    Good luck a tutti gli aspiarnti emigranti!

  6. Sono un padre, vecchiotto, e ho una figlia di 19 anni iscritta a Scienze della Vomunicazione a Pavia, vorrebbe andare a Cardiff per il secondo anno con l’Erasmus. Comprendo appieno quello che avete scritto e ognuno, a suo modo, è giusto faccia quello che reputa la cosa migliore, anch’io 40 anni fa ero in procinto di”emigrare” in Francia. Non l’ho fatto e non saprò mai, con certezza, se ho fatto bene o male, ma ho, più di una sensazione, per come sono adesso le cose, che avrei fatto meglio ad andare…Non voglio annoiarvi sono fuori “target” nelle vostre interessantissime discussioni, vi auguro ogni bene e fortuna, a chi è “partito” e anche, ma soprattutto a chi rimane…Com’è per gli studenti Cardiff?

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